Pubblicato il 12 Ott 2012

donna si versa acqua in testa al tramonto

«Sì, una persona può creare e non assumersi alcuna responsabilità per la creazione. E’ questo che mette quasi tutti nei guai. E se si finisce in un qualche genere di guaio, è dovuto direttamente a quel fattore. La creazione non è collegata alla responsabilità. Quindi la creazione può esistere quasi indipendentemente da conoscenza, controllo e responsabilità. Questo è un altro fattore in un’altra zona. Si trova di qua. La creazione può avvenire in uno stato di totale irresponsabilità. Non avete mai visto un preclear ammettere una qualche responsabilità per il suo facsimile di servizio. Non lo avete mai visto. Eppure lo sta creando continuamente. Beh, questo triangolo di conoscenza, controllo e responsabilità nel quale ci siamo imbattuti risolve questa creazione ossessiva.»

L. Ron Hubbard
(Conferenza 3 gennaio 1960 “Creare e stare di fronte”)

Sì, lo ripeto anche io, visto che due è meglio di uno: una persona può creare e non assumersi alcuna responsabilità per la creazione.

Quando questo lo fa una persona che intende intraprendere un percorso con Scientology, possono avvenire vari inconvenienti.

Il più indesiderabile, per una persona che vorrebbe migliorare, è che dopo un po’ potrebbe iniziare a recitare il mantra “guarda che cosa mi hanno fatto, guarda che cosa mi hanno fatto, guarda che cosa mi hanno fatto” .

Quello che è totalmente sfuggito a questo tipo di persona, è che lei ha intrapreso la strada e lei ha fatto delle scelte; lei ha studiato la Tech, che è talmente strepitosa da non lasciarti mai senza risposta ai quesiti e tranelli che la vita ti presenta quotidianamente.

L’altra cosa che le è totalmente sfuggita, è che qualunque flusso si attira, sia positivo che negativo, è causato dalla sua interazione con le otto Dinamiche, che potrebbe essere strepitosa, ma che non lo è a causa di fattori di caso che, finché non vengono risolti, non le permetteranno mai di Essere-fare-avere ciò che potenzialmente potrebbe. Potenzialmente.

Se poi la persona è stata talmente incosciente e irresponsabile, da non studiare la tecnologia che intendeva venisse applicata alla sua mente – che è praticamente la cosa più di valore che possiede – pretendendo di metterla incoscientemente nelle mani di altri, omettendo di prendersi responsabilità in prima persona… non c’è molto altro da dire.

Mi dispiace ripetermi continuamente, ma il Ponte ha una parte sinistra, che parla molto chiaro, non serve un intelletto superiore per comprenderla; parla di livelli di addestramento come auditor, che sarebbe inteso per chiunque intraprende questo percorso.

C’è da augurarsi un giro di vite molto energico su questo specifico punto; il successo di un preclear  passa anche attraverso un atteggiamento assolutamente rigido, riguardo la sua necessità di addestramento.

Per quanto mi riguarda, la mia base operativa è diventata “o così o niente”; mai più avverrà che porto avanti ad oltranza qualcuno che non intende addestrarsi.

Lo ritengo assolutamente doveroso da parte mia, per ridare a Ron Hubbard la dignità che gli spetta e per dare al preclear la possibilità di farcela.

Dignità che a volte è stata minata da un atteggiamento di ragionevolezza che ha permesso il “progresso sul Ponte” a gente squalificata e inqualificabile, oltre che nullafacente.

Il fatto che questo tipo di base operativa sia dettata da uno spirito di aiuto e di volontà di far progredire le persone, non la giustifica.

Questo è un punto di Etica vitale da mettere IN.

«Ciò che sto cercando di farvi capire è semplicemente questo: che lo stato di Clear è lo stato in cui si è una causa che ammette di essere tale su tutte le dinamiche. E voi lo siete stati, ma non lo avete ammesso. Il compito dell’auditor è questo: farvelo ammettere.»

L. Ron Hubbard
(Conferenza 1 gennaio 1960 “Responsabilità”)

Sinceramente mi è diventato parecchio noioso, continuare a parlare degli squirrel, però mi interessa molto avere comprensione di come possa avvenire che uno non viva Scientology come qualcosa di strepitoso e risolutore.

Sicuramente il “Siess” (ndr: appellativo sarcastico diretto ad uno squirrel che si definisce “C/S”) si aspettava qualche accenno critico a quella specie di “diario” che ha scritto, ma non c’è niente da dire a riguardo.

crepuscoloL’unica cosa che ho definitivamente stabilito è che lui e io non abbiamo studiato ed applicato la stessa scuola di pensiero o filosofia religiosa.

Quindi non c’è molto da dire; sarebbe come mettersi a elucubrare sulle differenze di vedute tra il Reiky e Scientology, non ha nessun senso farlo e riguardo questo “signore” viene da chiedersi perché non è cresciuto.

C’è qualcosa di molto sciocco in quella che lui intende far passare per sua conoscenza di Scientology e, mio malgrado, mi viene da dire che è un vero talento dello squirrelling.

Mi dispiace parecchio esprimermi in questo modo e non è certo da me farlo,  ma il contesto richiede una ferma posizione; questo è quello che penso di costui e mi solleva molto sapere che le persone intelligenti che abbiamo sulle linee non lo seguiranno mai.

La sua colpa consiste nell’irresponsabilità con cui se ne esce con alcune sciocchezze, che non possono essere sottovalutate, visto che non stiamo parlando di fiorellini, ma di un percorso abbastanza arduo, da non gestire “un po’ reiky e un po’ no”.

«Ci sarà qualcosa che non va nel preclear in connessione con la sua knowingness relativa a quel soggetto… il che vuol dire che ci sarà qualcosa che non va in relazione alla sua responsabilità per quel soggetto. Voi cercate qualcosa di strano per quanto riguarda la sua knowingness. O è troppa, o è troppo poca, o è completamente assente, o… così via; ma si tratta di questo e basta: c’è qualcosa di strano per quanto riguarda la sua knowingness su questo particolare soggetto. C’è semplicemente qualcosa di sciocco per quanto riguarda la sua “conoscenza” (tra virgolette).»

L. Ron Hubbard
(Conferenza 3 gennaio 1960 “Il vostro caso”)

Direi che possiamo dare un grosso riconoscimento a tutte le persone che hanno intrapreso il percorso di Scientology, mantenendo sempre un punto di vista causativo riguardo questa loro interazione.

sole filtra tra le frondeAlle persone che hanno sempre persistito nel loro atteggiamento leale e responsabile, nonostante non sia un percorso rose e fiori e nonostante la presenza di qualche Rathbun che a volte abbiamo faticato ad individuare ed espellere.

C’è un modo corretto di agire nella terza Dinamica, che è una Dinamica molto particolare, visto che implica la presenza e l’interazione di svariatissimi punti di vista.

Il modo corretto consiste nel prendersi responsabilità delle proprie creazioni anche quando sembrano, apparentemente, creazioni di altri.

Che poi va tutto a vantaggio della persona responsabile; è talmente bello svegliarsi al mattino in pace col mondo e non sentire il bisogno di recitare il mantra “guarda che cosa mi hanno fatto, guarda che cosa mi hanno fatto, guarda che cosa mi hanno fatto” .

Molto più proficuo avere un sano punto di vista causativo e prendersi responsabilità anche per le azioni degli altri.

Con Affetto

Auditor


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Pubblicato in: Tecnicando
Pubblicato il 9 Ott 2012

titolo

(seconda parte)

(Continua dalla puntata precedente "Preistoria di Scientology in Italia - prima parte")

(di Ugo Ferrando, che l’ha vissuta e interpretata)

ugo ferrando

L'Italia nel cuore

A FOLO EU venne formato l’Italy Command Team e ogni italiano rimasto ebbe il suo posto e cominciò a studiare per il posto che avrebbe avuto in quella che sarebbe stata la prima, imminente, organizzazione italiana.

L’Italia, però, stava soffrendo già da qualche tempo.

Governi corrotti e servizi segreti deviati, in combutta con criminali e pazzi, avevano cominciato a bombardarla come mai era successo dalla seconda guerra mondiale. Ad esempio, a Brescia, la mia città, una bomba in piazza della Loggia s’era portata via una decina di vite e aveva lasciato dozzine di feriti, là dove una volta passeggiavamo spensierati.

Il fragore e l’orrore delle bombe varcò i confini e arrivò fino in Danimarca dove il comando di FOLO EU pensò che fosse meglio rinviare l’apertura dell’org italiana finché il paese non si fosse “calmato”. Essendo italiani, noi potevamo intuire che si sarebbe potuto trattare di anni (e oggi sappiamo che furono una quindicina, tra anni neri e rossi).

Lo comunicammo, ma inutilmente. L’Italy Command Team fu sciolto ed ai suoi membri vennero affidati altri incarichi locali. Il mese di maggio del ’74 vide il picco, in discesa, del morale dei sei italiani rimasti, ma anche il risorgere della speranza, grazie ad un amico che veniva dal mare, dall’oceano Atlantico.

FLAG MISSION ORDER 1270Una sera fui convocato nell’ufficio del Flag Rep, il Rappresentante di Flag, che mi dette da leggere un messaggio, arrivato via telex. Il messaggio occupava soltanto una  mezza riga del foglio, diceva: “Survey Italy for neeeded and wanted, love Ron.

Non solo Ron ESISTEVA davvero, ma l’Italia gli stava a cuore e ci voleva bene. Inutile dirlo: l’Italia tornò immediatamente di moda, a FOLO EU.

Di passaggio in Italia

Avevo appena iniziato il Primary Rundown (avrei dovuto diventare il primo auditor dell’org italiana) quando fui prelevato e messo a studiare la Mission School di 3a classe. Destinazione: Italia. Il 2 giugno 1974, festa della repubblica, giunsi in Italia dopo cinque mesi di Danimarca. In treno, attraversando il confine al Brennero, mi sembrava di essere un bambino che torna al circo: I LOVE ITALY!

Raggiungevo Giuliano, capo della missione di cui ero il secondo. Gli ordini erano semplici: fare come Ron aveva ordinato ovvero 4000 interviste a Roma e a Milano e delle ricerche che ci avrebbero dato un’idea di quello che gli italiani volevano e quello di cui avevano bisogno.

Il gruppo di via Aleardo AleardiLe due città erano state scelte perché ci abitavano italiani provenienti da tutte le città ed i paesi della nostra bella terra. La base era in via Aleardo Aleardi, a Milano, dove avevamo radunato gli amici, vecchi e nuovi, che ci avrebbero dato una mano nelle interviste e nelle altre ricerche.

        Estate 1974 – Via Aleardo Aleardi 9, Milano

Dopo circa due mesi avevamo finito e lo comunicammo a FOLO EU per aver l’ordine di ripartire per Copenaghen per il debrief della missione.

Come secondo, nella missione avevo la responsabilità delle comunicazioni e tutti i giorni mi recavo alle poste dove avrei potuto accedere ad una telescrivente per inviare i rapporti e ricevere le riposte da FOLO EU.

Le comunicazioni sono sacre in una missione, perciò mi preoccupai quando, verso la fine di agosto, non ricevetti risposta ai miei telex dall’operatore della missione, a Copenaghen.

Finalmente, dopo tre giorni, ricevemmo un telex indirizzato alla nostra missione, ma il mittente era diverso da FOLO EU. Pioneer Area Unit, FLAG: l’unità delle aree pioniere, sulla nave.

Flag era ancora sul mare, sulla motonave Apollo, con porti e rotte strettamente confidenziali. La divisione 6 di Flag voleva che facessimo là, a bordo, il resoconto finale della missione in Italia. La mitica Apollo, la nave ammiraglia della Sea Org, la nave di Ron... Ma dov'era...?

Un viaggio incredibile

Ci aspettavano a bordo entro tre giorni e dovevamo affrettarci così, quella sera stessa, prendemmo un treno per Barcellona, la prima tappa del nostro fantastico e misterioso viaggio. Non dormimmo quella notte, sferragliando lungo la costa della Liguria e il sud della Francia.                

La mattina dopo eravamo nella bella città catalana. Telefonammo ad un numero che ci avevano dato dall’Apollo e scoprimmo che la nostra prossima meta era Madrid, dove avremmo dovuto chiamare un altro numero misterioso. Avevamo un paio d'ore prima della coincidenza per Madrid.

C’era un mercato vicino alla stazione, ci andammo e là vidi un coltello a serramanico con l’impugnatura di madreperla. Costava un occhio, ma era troppo bello e lo comprai. Non sapevo, allora, quel coltello dove sarebbe finito...

A Madrid facemmo appena in tempo a prendere il “Talgo”, un treno rapido che ci avrebbe portato a Lisbona, come ci aveva annunciato la voce amica, ma misteriosa, del nostro contatto iberico.

Così, attraversando l’altipiano pieno di tori al pascolo (un’ennesima giornata in treno) giungemmo al verdeggiante confine portoghese e dopo un paio d’ore, all’oceano Atlantico, a Lisbona. Lì, pensavo, avrei veduto la nave e Ron. Ci saremmo finalmente imbarcati per il viaggio magico e misterioso che ci aspettavamo, quasi frenetici.

La telefonata di Lisbona diceva di non muoversi dalla stazione ferroviaria. Sarebbero venuti a prenderci dall’OTL locale (Operations  & Transportations Liason), l’ufficio di collegamento con l’Apollo per i trasporti e le operazioni. Immaginavamo che ci avrebbero portati al molo dov’era attraccata l’Apollo, ma non era così.

L’OTL si componeva di tre Sea Org member in due stanze con un telex: una base leggerissima nel centro commerciale di Lisbona. Ricordo ancora la calma e l’efficienza in quell’ufficio che era l’opposto della capitale portoghese, così frenetica e caotica.

Ci dissero che l’indomani saremmo partiti per raggiungere la Apollo. Non ci dissero dov’era la nave, ci dissero che avremmo preso un aereo. Aereo...!?! Come...?! Io avevo terrore degli aerei e non ne avrei preso uno neanche se mi avessero pagato il mio peso in oro: io non ero fatto per VOLARE...

Oggi sono un appassionato del volo su qualsiasi mezzo, ma avrete capito che i guai fatti (e pagati abbondantemente) prima di questa vita col soggetto, mi ordinavano di non volare assolutamente, pena la rovina totale. Non dormii neppure quella notte, agitato da immagini che potete vedere nei documentari di guerra... Poi, verso l’alba, mi arresi al destino e mi addormentai.

La mattina, all’aeroporto di Lisbona, prima del check-in, fummo messi al corrente di dove avremmo raggiunto l’Apollo: Santa Cruz de Tenerife, nelle isole Canarie... a due ore di volo...

La nave Apollo

L'ApolloIl Caravelle scivolò con l’ala a dritta, prima dell’atterraggio ed io vidi il porto di Santa Cruz e una nave bianca, inconfondibile. Mi passò completamente la paura, ero a casa.

Scendendo dal taxi vedemmo l’Apollo attraccata sul molo principale. Era l’unica nave attraccata lì e sembrava maestosa e quieta, da terra. Trovammo l’ufficiale medico che ci stava aspettando per sincerarsi sulle nostre condizioni di salute. Quindi, sulla passerella, chiedemmo al quartiermastro il permesso di salire a bordo che ci fu immediatamente concesso.

Avevo portato con me un regalo per Ron: un cofanetto che conteneva carta d’Amalfi, una carta da lettera fatta a mano, con la filigrana raffigurante lo stemma della repubblica marinara, che i mastri cartai di quella città producono da secoli. Non era un regalo mio personale, l’Italia intera riconoscente glielo faceva, tramite i primi scientologist. Con la preghiera di consegnarlo a Ron, affidai il pacchetto al Quartiermastro.

Conoscemmo il nostro senior, responsabile delle aree pioniere che ci mise immediatamente a nostro agio con un ottimo caffè e ci sedemmo con lei in cambusa per quattro chiacchiere informali.

Eravamo a bordo da meno di venti minuti, quando arrivò una splendida ragazza bionda che si diresse subito al nostro tavolo. Dopo essersi presentata con regale semplicità, senza sedersi, ci comunicò esattamente quanto segue: “Il Commodoro vi ringrazia moltissimo per il regalo che gli avete fatto a nome degl’italiani e vi prega di darmi l’indirizzo del negozio in cui l’avete comprata. Ron vuole che la carta d’Amalfi sia la sua carta da lettera personale, d’ora in poi”.

Mi ricordai che Betty Valantines (ora Betty Ferrando) aveva comprato la carta d’Amalfi a Brescia, alla cartoleria Apollonio, sotto i portici Dieci Giornate. Scrissi l’indirizzo al messaggero di Ron e lei, ringraziandomi, volò via... 

Flag

Il debrief della missione richiese parecchi giorni e intanto fummo aggregati all’equipaggio di Flag, al lembo estremo dell’organigramma, le Aree Pioniere della Divisione 6.

Flag non dormiva mai. Avendo tutte le org del pianeta da gestire, metà dell’equipaggio lavorava di giorno e l’altra metà di notte. Potemmo quindi scegliere un turno di lavoro ed io scelsi quello dalle 18 alle 6 del mattino, soprattutto perché mi ricordava la vita con i miei fratelli, gli Agarbathy.

C’era la colazione fino alle 18.30, la classe fino alle 21, il pranzo a mezzanotte e la cena alle 6 del mattino, poi si era liberi. A Flag si dormiva pochissimo. La presenza palpabile di LRH e l’aria elettrizzante della cima assoluta del mondo, rendevano fatato a veloce il suo equipaggio, come se ci si muovesse su pattini a rotelle.

Alle 6 del mattino, finito il mio turno, se si era in porto sbarcavo e con un amico della sala macchine andavamo in giro per l’isola, in moto o a piedi, su per i vulcani spenti dove Ron, anni prima, aveva registrato il mitico Ron Journal 67. La branda che verso mezzogiorno mi avrebbe accolto, pur essendo a 20 centimetri dal soffitto ed a circa mezzo metro dall’elica di dritta, è il giaciglio che ricordo con più affetto. 

Ron

Avevo finito di far colazione, una sera di settembre del 1974 e stavo avviandomi verso la classe. Era quasi l’ora dell’appello e mi incamminai dal ponte di prua (dove, beato, avevo fumato una sigaretta) alla classe.

Nell’imboccare le scale per salire all’interno, sentii dei passi che le scendevano in fretta, allora mi scansai per fare uscire con agio (erano scale molto strette) chi stava scendendo, senza però vederlo. Feci un passo indietro ed in quell’istante vidi Ron che mi ringraziava per il passo ceduto. Era vestito di bianco, con la sua capigliatura inconfondibile. Preso in contropiede, non riuscii a dire nient’altro che “Buonasera...”, in italiano. Ron rispose con un “ciao” tono 40, in inglese, prima di sparire come il Bianconiglio di Alice, mentre io ero letteralmente stupefatto.

Nel periodo di permanenza a bordo, ebbi altre occasioni di vedere Ron, ma quella più straordinaria fu nel porto di Las Palmas, dove ero di guardia sul ponte volante, una ripetizione della barra e del telegrafo del ponte di comando, ma sopra coperta, in cima alla nave. Al timone c’era Ron che gridava nel telegrafo (il vento e la manovra facevano un baccano infernale) con la sala macchine: “Avanti piano... Indietro tutta... Ferma le macchine... Avanti tutta... Via così...”.

Stava manovrando per uscire dal porto SENZA PILOTA. Lui, da solo, ridendo ed urlando contro il mare blu che rideva ed urlava, a sua volta, facendo beccheggiare l’Apollo in una danza frenetica di spuma bianca...

Questa è l’immagine più viva che ho di Ron, nel mio ricordo, e questo è l’esempio di Tono 40 a cui sono maggiormente affezionato.

Festival Rock & Roll

Un sabato sera di novembre inoltrato, stavo di guardia sul ponte, a prora e mi godevo la brezza che accarezzava il porto di Funchal, nell’arcipelago di Madera. Eravamo giunti da un paio di giorni e, visto che prima c’era stata una lunga navigazione, gran parte dell’equipaggio era a terra, in franchigia.

Verso le 20, dall’altra parte del golfo, a circa mezzo miglio di distanza dall’Apollo, intravidi un gran corteo di gente che pareva cantare qualche nenia locale, portando fuochi come per festeggiare il santo patrono. Venivano dalla nostra parte e man mano si avvicinavano capivo che le loro intenzioni non erano troppo amichevoli.

Non sapevo che, proprio in quei giorni, il Portogallo si era liberato dalla dittatura di Marcelo Caetano (successore del generale António de Oliveira Salazar che l’aveva tenuta per più di 30 anni), con “la rivoluzione dei garofani”.

Le Azzorre erano portoghesi (sebbene sperdute nell’oceano Atlantico) e i giovanotti locali non vedevano l’ora di far andar le mani contro il “nemico”, ma non vedendo nemici intorno, pensarono bene di prendersela con l’Apollo: la nave americana, la “nave della CIA”...

I nostri “amici” avevano fatto circolare storielle graziose su di noi in quel porto e adesso una torma di scalmanati e ubriachi voleva abbordare la nave per fare “giustizia” dei crimini che la CIA aveva commesso in tutto il mondo. Semplicemente pazzesco, ma molto pericoloso.

Avanzavano in centinaia sul molo e il Quartiermastro scese e si mise a guardia della passerella, da solo. Non passò nessuno nonostante le grida di guerra e lui non faceva nient’altro che stare lì, a una comoda distanza, e confrontare. Avreste dovuto vederlo, amici.

Intanto, i pochi rimasti a bordo, si apprestarono a mettere in pressione le macchine. Essendo una nave a vapore, l’Apollo aveva bisogno di due ore almeno prima di far girare le eliche.

Avevo nello stivale il mio coltello a serramanico ed ero pronto a infilarlo nella pancia del primo “rivoluzionario” che si fosse fatto sotto, ma non andò proprio così. Ron era a bordo e prese subito il comando della situazione con un ordine perentorio: chiunque avesse un’arma qualsiasi, la gettasse a mare e chiunque avesse una macchina fotografica, scattasse le foto del tentato abbordaggio. Feci finta di non capire, ma l’ordine, ripetuto senza che ci potessero essere mal comprensioni, mi arrivò dritto dritto. Presi il mio coltello e a malincuore lo buttai fuori bordo, dopo averlo baciato. È ancora là, sul fondo del porto di Funchal.

Finalmente prendemmo il largo e gettammo l’ancora fuori dalle acque territoriali di Madera. Avevamo da recuperare gran parte dell’equipaggio ed iniziammo subito, con le lance di salvataggio che facevano la spola tra la nave ed una spiaggia, segreta e deserta, nell’isola.

Italia

Quell’andirivieni durò tre giorni e il quarto un’ultima lancia lasciò la nave prima che l’Apollo attraversasse, per l’ultima volta, l’oceano Atlantico. A bordo c’era l’equipaggio del Flag Project n° 619, pronto a partire per l’Italia.

Era l’alba del 14 novembre 1974 e il mare era grigio e grosso.

Atterrammo quella stessa sera, a Linate.

Quel giorno inizia la storia di Scientology in Italia.

- - -

Dedicato a Marianna Ferrando, Messaggero del Commodoro


(nel forum, alla voce “La storia di Scientology in Italia” troverete commenti con dettagli aggiuntivi, nomi e circostanze su questo soggetto – Etica e Verità)

Pubblicato in: Testimonianze
Pubblicato il 6 Ott 2012

goccia d'acqua su fiore giallo

«E se non avete commesso troppi atti overt nei suoi confronti, l’universo è un posto molto comodo in cui trovarsi. Ma naturalmente, se avete commesso troppi atti overt nei confronti di cose di questo genere, continuate a venir bruciati, incarcerati, dati in pasto all’Inquisizione Spagnola, scagliati nella rivoluzione, macinati nel tritacarne … sapete, cose di questo genere. E la responsabilità che ci si assume dell’area in generale, determina in quale misura quell’area può punirvi. L’universo è un luogo in cui è perfettamente possibile vivere. E’ sconcertante per alcune persone il fatto di essere fatte a pezzi così tanto, in questo universo, questo, naturalmente, perché non sono in grado di stare di fronte ai propri overt.»

L. Ron Hubbard
(Conferenza 3 gennaio 1960 “Creare e stare di fronte”)

Dicevo nella puntata precedente, che la strada che porta a una maggiore libertà e potenziamento della propria energia vitale, passa attraverso una VERA presa di coscienza del proprio operato.

Responsabilità non è una condizione meccanica; è “ l’abilità e la volontà di assumere la condizione di piena sorgente e causa per tutti gli sforzi e contro-sforzi su tutte le dinamiche”.

Quindi, se è un’ abilità e implica la presenza della volontà, se ne può dedurre che migliorare la propria attitudine alla responsabilità richiede esercizio.

Nell’esercizio c’è qualcosa di magico: viene usato nelle più svariate discipline, per portare la persona a livelli ottimali di applicazione; ma arriva un punto in cui la persona diventa tutt’uno con la disciplina e può dare libero sfogo alla sua creatività, smettendo di essere meccanica.

In Scientology ci sono molte abilità che si possono raggiungere solo tramite l’esercizio, non certo facendo i “Pc professionisti” vita natural durante; la capacità di essere responsabile è la più importante di queste abilità ed è quella che porta verso stati di Essere-Fare-Avere a misura di thetan, con tutti i privilegi del caso.

Ne abbiamo tanta di strada da fare, per poter dire di aver raggiunto un buon livello di abilità e volontà di assumere la condizione di piena sorgente e causa per tutti gli sforzi e contro-sforzi su tutte le dinamiche.

Il bello di questa strada, è che non costa nulla in termini monetari, implica solo che la persona smetta di delegare e si metta a lavorare seriamente.

Per quanto riguarda la condizione del thetan nel contesto attuale di vita, significa smetterla di considerarsi estraneo a qualsiasi particella esistente all’infuori del proprio giardinetto, e iniziare a considerare l’AIUTO come uno strumento di miglioramento e non di generosità o, ancora peggio, di compassione (nel senso buono del termine).

In fondo, qualunque sia l’azione che si fa apparentemente a beneficio di altri, va a beneficio della persona che fa l’azione, visto che questi altri hanno a che vedere molto strettamente con il mondo in cui la persona deve vivere.

Io lo trovo un punto di vista completamente corretto e non riesco a capacitarmi di come può essere che, per esempio la signora Po, non si adoperi giorno e notte ad aiutare i suoi conterranei terremotati, invece di perdere tempo a scrivere assurdità contro un gruppo formato per lo più da persone oneste e di buona volontà.

La sua è una guerra persa; è impossibile vincere quando si combatte qualcuno che si adopera per un mondo migliore.

La strada dell’aiuto annulla l’influenza di quello che viene definito Karma; ci si può riprendere da qualunque malefatta, ammesso che la si ammetta completamente con se stessi e la si rimedi.

Naturalmente, rimediare lo stato pietoso in cui si è contribuito a ridurre le otto Dinamiche, per qualcuno che può usare la Tecnologia di Ron diventa veramente un lusso; chi non attinge a piene mani da questo lusso, omettendo di guardare un po’ più in là sulla traccia, non può essere considerato responsabile.

gocce d'acqua du margheritaL’ aiuto vero e genuino porta ad alte vette e annulla il passato; credo che, per esempio Ugo, possa confermare che questo è vero.

Una persona che intende investire energie nel percorso spirituale codificato da Ron Hubbard, dovrebbe veramente soffermarsi su questo punto, fino a comprensione concettuale del perché Ron ha messo così tanta enfasi sul bottone AIUTO, quale lasciapassare per accedere a questo percorso spirituale.

Non farlo è veramente catastrofico; da non lamentarsi poi, per gli svariati inconvenienti, detti anche disgrazie, che possono insorgere a causa della violazione della legge naturale di cui sopra.

«Beh, per fortuna man mano che una persona sale di tono, aumenta il suo calibro morale. Altrimenti, per tutti noi, sarebbe troppo dura da sopportare. Ma la cosa principale in proposito è che con il procedimento che ho appena audito su di voi, potete instaurare un livello di responsabilità più alto. Strano a dirsi, una persona ha autocontrollo, è ben controllata, procede bene nella misura in cui è in grado di assumere responsabilità; e finisce in guai e difficoltà nella misura in cui non è in grado di assumere responsabilità. E’ un rapporto diretto. Mancanza di responsabilità: difficoltà e guai. Responsabilità: tutto procede bene e per di più la persona si diverte un mondo. Ora, se la randomity è divertente, ricordatevi che una persona irresponsabile non si diverte mai. Quindi se intendete avere una qualche randomity, dovrete postularla dalla cima della scala, assumendovi piena responsabilità per essa. A quel punto ci sarà da divertirsi un mondo. Quella non è una trappola.»

L. Ron Hubbard
(Conferenza 2 Gennaio 1960 “Una seduta di auditing di gruppo”)

Ho vissuto molto intensamente ed ho sperimentato un’infinità di situazioni, tra cui avere conflitti e rotture di scatole abbastanza pesanti sulla terza dinamica.

Anni fa ho scoperto definitivamente che dipendeva completamente da me; quindi ho una tolleranza molto flebile riguardo le cervellotiche giustificazioni “indipendenti”, su quanto sono poverini e quanto cattiva è la terza dinamica.

La terza dinamica non è cattiva; è un gruppo di individui con personalità, difficoltà, abilità e aberrazioni diverse e di tutti i tipi.

Tocca all’individuo stesso amare a sufficienza questa dinamica, da emanare flussi costruttivi che di ritorno gli regaleranno flussi positivi.

La questione non è chi ha ragione, la questione è che la posizione degli “indipendenti” è contro-natura.

Lo penso veramente, mai al mondo mi verrebbe in mente di mettere in difficoltà una Leonessa, un Motoperpetuo, Ugo Ferrando o Gabriele Segalla; credo proprio che fare questo costerà molto caro ad un thetan che fondamentalmente è buono.

Su questo specifico punto non ho nessunissimo dubbio; può darsi che ci siano delle cose su cui non sono d’accordo, altre che trovo da correggere e altre ancora che caccerei a calci nel sedere, ma ci sono molte più cose in questa terza dinamica, che trovo assolutamente strepitose e da potenziare. 

Mi trovo completamente impossibilitata a comprendere come si possa girare le spalle, tradire i propri amici e invalidare brutalmente tutto ciò che si è tanto amato… niente, non c’è nessun abisso che basterebbe.

Quando penso ad alcuni di questi “indipendenti” l’unica cosa che mi viene da dire è: che tristezza! So che a loro ci penseranno le leggi della vita, ma questo non mi fa per niente felice, preferivo la loro sanità e responsabilità in azione.

Continua.

Auditor


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Pubblicato in: Tecnicando
Pubblicato il 5 Ott 2012

testa schiacciata

Non è interessante che Marty Rathbun si senta libero di pubblicare commenti allucinatori e denigratori sparando a zero contro L. Ron Hubbard, Scientology e gli Scientologist, ma se qualcuno osa prendere una posizione contraria alla sua va su tutte le furie?

Se qualcuno osa opporsi al suo punto di vista cercando di spiegarne i motivi, ecco che Rathbun se la prende direttamente con la leadership ecclesiastica di Scientology.

Marty è così ossessionato dall’argomento leadership che si sente costretto a lagnarsene in continuazione e a giustificare ogni cosa che fa e dice per cercare di sminuire (o per lo meno questo è ciò che lui crede) l’obiettivo della sua campagna di odio.

L’ossessione di Rathbun deriva da un semplice fattore: gli è venuta a mancare la posizione di leadership che una volta aveva e della quale ha abusato abbondantemente.

Ora sta disperatamente cercando di riconquistarla in un altro modo, in un altro gruppo.

A volte ci chiediamo se per caso Marty Rathbun non abbia letto il libro Liberazione e Leadership: Un Approccio Psicologico di Sean Ruth. Nel suo libro l’autore spiega come essere un vero leader inquadrando la leadership nell’ottica della liberazione.

Ci sono svariati commenti dove Marty Rathbun raffigura se stesso nel ruolo di un liberatore, ma sono nemici immaginari. Marty vive costantemente in un film senza fine dove lui gioca il ruolo del protagonista.

In un’occasione ha chiamato il suo posto Casablanca , forse pensando di essere Humphrey Bogart. In un’altra impersonava Wyatt Earp, personaggio del film Tombstone, dicendo a qualcuno che aveva fino al tramonto per dargli quello che chiedeva, altrimenti sarebbe stato peggio per lui.

O forse Marty Rathbun crede di essere Simon Bolivar che sta “ liberando ” il mondo dagli oppressori spagnoli. E’ proprio un peccato che Marty non si sia specchiato con attenzione e reso conto che lui è l’unico oppressore di cui dovrebbe occuparsi.

La domanda è: Marty Rathbun è il Liberatore o il Leader?

La risposta è semplice: né uno, né l’altro, lui è l’Oppressore.

Etica e Verità


(tratto da www.martyrathbunblog.com ; ringraziamo Athena per la traduzione)


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Pubblicato in: Mark "Marty" Rathbun
Pubblicato il 4 Ott 2012

Angelo Civera

Continua la teoria infinita di italiani che attestano i vari livelli OT. Pubblicarli tutti è impossibile, ma non manchiamo di dare spazio ai successi degli scientologist più noti e più attivi. Angelo merita certamente il nostro favore.

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Ciao a tutti!

Mamma mia che livello!!!!

La paura ha lasciato il posto alla calma causativa, sto sperimentando una libertà che non osavo neanche immaginare e ho avuto il regalo più prezioso che potessi avere e cioè ME STESSO.

Dico che ho ritrovato me stesso perché tante volte sono entrato in session con una idea ben precisa e ferma su quello che in quel momento la vita mi metteva davanti, avete presente quando si dice: “…sì, è così, e non intendo sentire altro!”

E finivo la session con un: “OK, HO CAPITO!!!!”

E quello era invariabilmente un punto di vista CAUSATIVO che mi ha permesso di fare scelte sempre più pro-sopravvivenza verso il vivere con la V maiuscola. E ora quella CAUSATIVITÀ è dentro di me e ha preso il posto di quella TRAPPOLA in cui siamo da 75 milioni di anni. 

E vero c'è un po’ di lavoro da fare ma tante volte mi sono ritrovato in session a dirmi: “mamma mia che ........ fortuna ...... essere qui!!” (il pensiero vero non posso dirlo ) e mi veniva proprio dal cuore senza nessun ritardo di comm o esitazione, perché da questa trappola è veramente impossibile uscirne senza Nuovo OT VII.

Sì, in tre anni questo livello mi ha portato dall'essere inconsapevolmente EFFETTO ad essere consapevolmente CAUSA, e tre anni di fronte all'eternità sono un niente e adesso SONO UNA PERSONA MIGLIORE. 

E se un po' di anni fa, dopo una serie di incidenti in moto di cui l'ultimo molto… “incidente”, mio fratello non mi avesse preso per il colletto e non mi avesse messo in session a Milano Org, forse non sarei qui ora.

Se non avessi incontrato una donna meravigliosa che mi ha dato due figli stupendi che sono andati oltre i nostri migliori sogni, non sarei qui ora.

E se non ci fosse la mia adorata Milano Org che mi ha portato a Clear e poi qui, e che adesso sta facendo lo stesso con miei figli, non sarei qui ora.

E se non ci fosse LA SEA ORG, le persone migliori che la Terra abbia mai avuto, e ripeto, le persone migliori che la Terra abbia mai avuto, io non sarei mai potuto uscire da questa trappola.

È GRAZIE A VOI se io sono qui COME ESSERE MIGLIORE e questo mio giorno è soprattutto vostro.

Un grazie vero ad ogni Solo NOTs auditor: il loro lavoro non è solo per loro, è anche per un mondo migliore e lo fanno ogni giorno. Ora sono pronto a contribuire alla Crociata OT per l’Italia e far arrivare 100 italiani per andare su SOLO NOTs prima della fine del 2012!

A COB e ad RTC per l'immenso coraggio e la tremenda responsabilità che portate per ognuno di noi: un grazie dal profondo del cuore.

A TE RON, TU hai creato tutto questo, e mi hai fatto il regalo più importante che ad un uomo si possa fare: LA VITA, LA MIA VITA!!!

A Ron!

Angelo Civera

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Ed ecco il video.

Etica e Verità


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Pubblicato in: Successi
Pubblicato il 3 Ott 2012

margherita con goccia d'acqua

«Vi capiteranno dei tipi che confesseranno degli overt con grande loquacità. Diranno: “Ho fatto questo e ho fatto quello e ho fatto questo e ho trattenuto quello, ecc. ecc. ecc. ed ecco qui tutti i miei overt… allegria!”. Allegria. Ragazzi, il lavoro più duro per lui ha ancora da venire. Deve trovare una parte di questo della quale possa assumersi responsabilità; una parte piccola piccola della quale possa veramente essere responsabile. E a quel punto cominceranno ad andarsene. Certi tipi, a quanto pare, non vengono per niente auditi; fanno soltanto gli spacconi. Ma chiunque può essere una vittima. Quella è la scelta pigra. Essere causativi ed essere in grado di stare di fronte agli overt che si sono fatti succedere ai danni di qualcun altro, che non si stanno sperimentando: sono questi quelli difficili.»

L. Ron Hubbard
(Conferenza 3 gennaio 1960 “Il vostro caso”)

Siccome l’ignoranza mi ha fatto fare tanta esperienza, tutta pagata con interessi da usura sulla mia povera pellaccia dura, mi piacerebbe trasmettere quello che ho compreso sul soggetto dell’etica.

Naturalmente, lo faccio con la motivazione che possa essere di qualche utilità a qualcuno.

Di recente ho avuto qualche “piccolo screzio” con un ex aspirante “indipendente”, perché pretendeva di continuare ad essere sfrenatamente natter-motivatore, ma di non aver nessuna situazione di etica da risolvere, in quanto “gli overt li aveva già detti tutti svariate volte e caso mai dovevo fargli i ruds, per scaricare l’ultimo withhold della giornata”.

Quello che negli anni ho notato tantissime volte, è un modo troppo meccanico di occuparsi di questo soggetto: la persona meccanicamente trasmette i suoi overt, magari scritti, ad un altro terminale che meccanicamente li legge e poi meccanicamente decidono quale condizione risalire in modo più o meno meccanico.

Porca miseria! Troppo meccanico per un thetan!

Sempre dal mio piccolissimo, modesto e umile punto di vista, l’Etica può essere definita una Dinamica, e Ron dice che probabilmente è la Decima Dinamica (PDC # 2).

Nel dizionario tecnico dice “l’Etica è ragione. Il più alto livello etico consiste in concetti di sopravvivenza a lungo termine con la minima distruzione, su qualsiasi dinamica”.

Sempre nel dizionario tecnico, definisce ragione così: “1) Possiamo dire che la ragione è il maneggiamento ordinato del mest da parte di theta. Ciò postula che l’integrità della ragione dipenda dall’armonia della conquista del mest. Possiamo dire che theta è totalmente ragione e che mest è totalmente forza. 2) Sforzo più intenzione è ragione. Ragione deve includere il pensiero e lo sforzo. 3) L’abilità di estrapolare nuovi dati da dati già esistenti. Ragione è in diretta relazione con autodeterminazione. La riabilitazione dell’autodeterminazione della persona sarebbe la riabilitazione dell’abilità a ragionare.”

Tutto questo potrebbe portarci alla deduzione che l’Etica è un impulso a sopravvivere attraverso la Ragione e tenendo presente che theta è totalmente ragione, credo che questa sia la più desiderabile e strepitosa condizione a cui un thetan potrebbe aspirare.

Sì sì sì che bello! “Ciao, ho un impulso appassionato a sopravvivere attraverso la ragione”. Bellissimo! Davide, non sembra anche a te che sia bellissimo?

Porca miseria, mi sa che è proprio una conquista!

Per quello che ho sperimentato, per mettersi in contatto con questa “dinamica”, un Essere deve essere disposto a comunicare liberamente con se stesso, su qualsiasi soggetto, soprattutto riguardo la sua interazione e il suo operato sulle sue dinamiche; tutte, non solo due-tre.

Deve essere disposto ad ammettere con se stesso le proprie azioni e non-azioni, sia positive che negative; non importa quanto negative, la strada che porta fuori passa attraverso una vera presa di coscienza delle proprie malefatte ed una vera scoperta di “chi sei veramente”.

Scoperto questo, c’è un cambiamento di attitudine; è chiaro che più caso è stato tolto e più questo diventa facile, ma può essere fatto a qualunque livello di caso, almeno quanto può non essere mai fatto, non importa quanto in apparenza la persona sia arrivata in alto sul Ponte.

Quando si iniziano ad avere dei veri contatti con questa “dinamica”, l’Etica, ci sarà un’inversione di tendenza e il proprio potenziale theta si autorigenera e si rinvigorisce perpetuamente.

Mi sembra scontato, non servirebbe neanche dirlo, che a un vero contatto con Etica, il primo bottone che va IN con tutto il suo pacchetto di essere-fare-avere, è l’AIUTO.

Solo allora si comincerà ad avere qualche sentore di ciò che significa “la Tech non va in se l’etica è out”.

margherita con goccia d'acquaSolo allora si comincerà a vivere questo soggetto, non più a livello meccanico, ma su un livello di spiritualità molto fine; che amministrativamente o anche tecnicamente, certe cose debbano essere risolte con l’ausilio di un altro terminale, verrà vissuto in modo molto rilassato.

Questo perché arrivato a quel punto, uno ha una comprensione concettuale del fatto che l’unico essere a cui deve rendere veramente conto del suo operato o mancato operato, è se stesso; quel se stesso che eleggerà al ruolo di carnefice, così come la sua coscienza riterrà opportuno e necessario .

In fondo, l’Etica è la “dinamica” che è in grado di metterti in contatto con la ragione; scoperto questo, la amerai appassionatamente.

«Essere in grado di osservare spassionatamente quel che avete fatto, senza scrivere diciotto Enciclopedie Britanniche di scuse che spieghino com’è successo tutto quanto, richiede una singolare quantità di freddo, impassibile calcolo da parte vostra. E’ quasi troppo spassionato per poterlo descrivere. Venite completamente coinvolti. Venite completamente coinvolti nell’essere irresponsabili, irresponsabili, irresponsabili, irresponsabili.

(…)

E’ soltanto allora che il preclear comincia a fare i conti con se stesso, e dice: “Ho fatto quella cosa”. Sa di averla fatta ed è disposto ad affrontare qualsiasi conseguenza per averla fatta e può ammettere di avere causato quella cosa, il che è la definizione di responsabilità. Una persona potrebbe effettivamente ammettere di avere causato una cosa. Non di aver causato una cosa immaginaria, ma ammettere effettivamente di aver causato quel che è successo. E’ qui che gli episodi vanno in frantumi. E’ qui che le vite vanno in frantumi, e così via. E’ qui che si risolvono i casi.»

L. Ron Hubbard
(Conferenza 3 gennaio 1960 “Il vostro caso”)

Già da molto tempo ho smesso di stupirmi della mancanza di spessore o della cattiva condizione di qualche persona che apparentemente ha fatto parecchi livelli del Ponte.

Scientology è per tutti, ma non è da tutti; ci sono persone che sono avanzate sul Ponte in modo meccanico e con scopi falsi, senza una vera realtà e propria consapevolezza di ciò che andavano a fare.

Li vedrai accompagnati, di solito, dalla loro ragionevolezza soppressiva, e se li guardi negli occhi potrai percepire chiaramente l’alone di ottusità attraverso cui sono passate le vere perle di saggezza di Ron, che purtroppo non erano in grado di recepire.

Non è responsabilità di Ron o del signor Miscavige; purtroppo è la persona che si trova in una condizione umana che gli impedisce di rimettersi in contatto con la sua Essenza, quella meravigliosa effettività che tutto potrebbe e tutto crea.

Quindi, consiglio a tutte le persone non veterane di buona volontà, di non crucciarsi più su come può essere che uno, che sembra sia salito sul Ponte, si trovi in certe posizioni o condizioni pietose, tipo gli squirrel.

Può essere benissimo, ed è dovuto ad una incapacità della persona di mettersi in contatto con l’unica “dinamica” che l’avrebbe reso libero e l’avrebbe rimesso in contatto con la sua Essenza, quella meravigliosa effettività che può essere chiamata anche Ragione.

Mi scuso Davide, se ti sembra che mi dilungo troppo, ma siccome questo argomento mi appassiona troppo, lo continuo la prossima puntata.

Tua vera amica.

Auditor


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Pubblicato in: Tecnicando
Pubblicato il 1 Ott 2012

Marc Headley imbroglia la stampa e gli “amici” online

lavori sul tetto

Quando Marc e Claire Headley persero la causa di lavoro da loro intentata, con la regia di Marty Rathbun, contro la Chiesa di Scientology (vedere Marty Rathbun e le cause di lavoro degli Headley e Nodi al pettine anche per Rathbun ), la Corte ingiunse loro di pagare i danni che ammontavano a più di 40.000 dollari.

Intentando causa, Rathbun e Headley pensavano di poter estorcere milioni di dollari alla Chiesa, ma la Corte, avendo preso atto delle bugie e distorsioni che Marc e Claire volevano spacciare per fatti, gli hanno ripetutamente dato torto.

Quando per gli Headley arrivò il momento di rifondere le spese legali che sono stati condannati a pagare , si sono dichiarati indigenti. Hanno addirittura affermato che si erano visti costretti a dilapidare tutte le loro sostanze, a vendere il furgone che Mark usava per lavoro e persino a vendere l’altalena dei loro bambini.

Insomma, una storia strappalacrime degna del libro Cuore.

In completa malafede, Marc e Claire Headley, atteggiandosi a vittime del sistema giudiziario e della Chiesa di Scientology, hanno lanciato un appello online chiedendo donazioni per far fronte al pagamento dell’ingiunzione della Corte, 40.000 dollari più spese legali, promuovendo la cosa a tutti quei media online che sono notoriamente anti-Scientology e sui quali sapevano di poter fare leva.

Marty Rathbun , non da meno, si era messo a ramazzare denaro dai suoi seguaci tramite il suo blog convincendoli che bisognava aiutare questi “poveri” malcapitati.

Inutile dire che anche il solito Tony Ortega , ora licenziato dal Village Voice (vedere Tony Ortega perde il posto ), si era messo all’opera per sostenere gli Headley.

Fatto sta che, poco dopo aver pianto miseria dicendo di non poter pagare danni e spese legali e aver offerto 1.000 dollari per saldare il debito, tutto d’un tratto, dopo aver preso accordi con Vanity Fair , hanno pagato l’intera cifra (vedere Vanity Fair e Marty Rathbun, in particolare i paragrafi 9 e 10 della lettera della Chiesa alla rivista).

Ma gli Headley si trovavano davvero in ristrettezze economiche come hanno cercato di far credere? O era solo l’ennesimo trucco per cercare di rimediare all’imbroglio legale miseramente fallito? D’altra parte non sarebbe il primo imbroglio messo in atto da questi due.

Poco dopo aver lasciato la loro posizione di staff nella Chiesa, Marc e Claire Headley si trasferirono in un complesso residenziale a Lees Summit, nel Missouri, dove Marc si accapigliò con la security della proprietà per non aver obbedito al regolamento per l’uso della piscina. Uno stupido alterco che una persona comune avrebbe lasciato correre, ma non Marc Headley che, vedendo l’opportunità di guadagnare un po’ di soldi da questo incidente, ci si tuffò con entusiasmo.

Marc Headley si vantò del fatto con un’amica. Una sera le chiese se voleva sapere come si era procurato la sua moto d’acqua. Le spiegò che si trovava in piscina dopo l’orario di chiusura, ma quando la security privata del complesso gli disse di uscire, lui si era rifiutato di cooperare e fu arrestato. A quel punto arrivò una donna che a sua volta ebbe un alterco con con una guardia e quindi fu arrestata e ammanettata anche lei. La donna denunciò la guardia della security. In seguito Marc Headley fu contattato dall’avvocato della donna che gli propose di sporgere denuncia come aveva fatto la sua cliente così, l’avvocato, sarebbe stato in grado di fargli avere un risarcimento per danni. Marc lo fece e gli furono riconosciuti 15.000 dollari di danni che usò per comprarsi una moto d’acqua.

Fin qui, potrebbe sembrare una vicenda quasi “normale”. Ma una nota collaterale interessante è che, nell’ambito della menzionata denuncia, Claire fece la seguente dichiarazione scritta all’amministratore del complesso residenziale:

“… lasciate che vi dica in modo molto chiaro che nei 15 anni in cui ho abitato in residenze nello stato della California né io né mio marito siamo MAI stati sottoposti a un simile abuso fisico, vessazione o trattamento come quello ricevuto per mano della vostra “Security”, che ci ha trattenuto fisicamente, ammanettato e trattato come dei delinquenti.”

Claire testimoniò la stessa cosa durante una deposizione:

“abbiamo abitato in vari appartamenti di complessi residenziali in California per 15 anni e non ci è mai successo neanche lontanamente di sperimentare una cosa simile.”

Sorpresa! Il periodo di 15 anni ai quali Claire Headley faceva riferimento sono quelli in cui era staff e viveva presso gli alloggi della Chiesa di Scientology. Ebbene, anni dopo, nella loro artificiosa causa del lavoro contro la Chiesa, con la quale volevano far cassa, gli Headley hanno sostenuto esattamente il contrario, cioè, che Claire era stata trattata in malo modo.

Insomma, la verità per gli Headley è solo la versione che gli permette di far soldi.

All’incirca nello lo stesso periodo di tempo [2006], Marc Headly ha detto a un altro amico che era stato avvicinato dai media e da altre persone che volevano avere “informazioni dall’interno” riguardo la Chiesa, ma che lui non era in grado di rispondere a tali domande. Aveva confessato al suo amico che “fornì “informazioni” che erano sue supposizioni  o ‘fatti’ inventati che sembrassero attendibili.”

“Marc mi disse che a volte estrapolava dal contesto cose che succedevano nella Chiesa presentandole in modo alterato, così da poter continuare a essere considerato come fonte di notizie autorevole e attendibile per la stampa e su Internet. Mi disse anche che gli erano stati dati soldi in un certo numero di occasioni per quanto aveva riferito ai rappresentanti dei media.”

Infatti, a Marc Headley furono pagati 10.000 dollari dall’ora defunto “News of the World” e approssimativamente dai 5.000 ai 10.000 dollari ad articolo per una serie di 10 articoli pubblicati dal tabloid “Life & Style.”

In seguito Marc confermò queste informazioni sotto giuramento in tribunale.

Marc Headley ha fornito versioni così differenti per queste notizie da lui inventate, ogni volta cercando di sembrare sempre più importante, che alla fine non è più in grado di tenere traccia delle sue bugie.

In un libro pubblicato a sue spese, Marc Headley ha anche dichiarato di non aver partecipato a una presunta audizione avvenuta in una struttura della Chiesa che riguardava una celebrità (la storiaccia inventata da Vanity Fair su Tom Cruise) e che quindi non aveva conoscenza diretta della cosa.

Ma poi, in una trasmissione apparsa su Dateline, ha dichiarato l’esatto opposto, cioè, di aver ripreso l’avvenimento con la video camera.

Poi, nella versione più recente della stessa storia imbastita da Vanity Fair , Marc Headley ha affermato di essere stato lui a capo dello studio come supervisore dell’intervista.

E’ abbastanza chiaro che quando si tratta di facili guadagni Headley è molto disponibile a dire qualsiasi cosa convenga al suo portafoglio, con buona pace della verità.

Ma le nostre fonti raccontano una storia differente riguardo alla situazione economica degli Headley, differente da quella strappalacrime che raccontano su Internet per chiedere donazioni per il loro cosiddetto “fondo per la difesa legale” (NOTA: come fanno a parlare di fondo per la difesa legale, se il processo è definitivamente chiuso? Mah!)

Come prima cosa è bene sapere che gli Headley possiedono una bellissima casa a due piani a Cape Cod, Colorado, che hanno acquistato dopo aver transato un’altra causa legale da loro intentata contro un loro vecchio socio in affari, Stefan Castle (la causa era Headley contro Castle )

Sembra che Castle fosse stanco del fatto che Headley non si assumesse la sua parte di responsabilità per l’andamento della società che avevano messo in piedi assieme nel 2006 e voleva separarsi da lui. Headley iniziò a sostenere che la società gli era debitrice di centinaia di migliaia di dollari e, buttando alle ortiche la loro amicizia, gli ha intentato causa. Alla fine giunsero ad una transazione tra le parti, con Castle che ha affermato di aver pagato a Headley 50.000 dollari per liberarsi di lui. Headley, incassato il denaro, ha dato un anticipo per l’acquisto della casa a Castle Rock, Colorado, dove attualmente risiede.

Ora abbiamo appreso che, ben lungi da essere in bancarotta, Marc Headley ha speso all’incirca 10.000 dollari di quelli raccolti per il “fondo per la difesa legale” per pagare il rifacimento del tetto della sua nuova casa. Il lavoro di sistemazione del tetto stava già progredendo mentre Headley chiedeva donazioni online ai suoi amici.

lavori sul tetto

Poi c’è un’altra questione, quella del furgone che Marc Headley ha detto di aver sacrificato per pagare le spese legali. Ma ecco che all’improvviso spunta un nuovo furgone appena acquistato con i fondi raccolti via Internet.

nuovo furgone

In pratica, gli Headley, spalleggiati da Marty Rathbun, non fanno altro che mentire per raccattare denaro dicendo che sono in ristrettezze finanziarie.

Ovviamente è una truffa raccogliere fondi per una cosa e poi usarli per qualcos’altro, per non parlare del fatto che, chiaramente, non hanno pagato le tasse sui soldi raccolti con l’imbroglio.

Una bella combriccola di ladri, imbroglioni ed evasori. Sospettiamo fondatamente che i seguaci italiani di Rathbun abbiano frequentemente emulato lo “stile Headley”.

Etica e Verità


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Pubblicato il 30 Set 2012

goccia

«Se una persona non riesce a stare di fronte a un overt che ha commesso, questo naturalmente deve diventare automatico. Quindi lo commetterà di nuovo! E poi, commettendolo di nuovo, è incapace di starci di fronte – è doppiamente incapace di starci di fronte, capite – e così lo commetterà di nuovo. E adesso l’ha commesso tre volte, e non è stato di fronte a nessuna parte di esso; beh, naturalmente, lo commetterà una quarta volta. E qui l’intero meccanismo della drammatizzazione che è delineato ne La tesi originale, in Dianetics: la forza del pensiero sul corpo, e in opere successive. Incapace di stare di fronte a un overt, una persona non se ne assume la responsabilità in nessunissima maniera, è persino incapace di riconoscere che è un overt; così esso diventa automatico perché la persona lo ha davvero commesso. Perciò dev’essere qualcos’altro a commetterlo e l’individuo quindi ha installato una personalità finta che fa le cose perché lui non è in grado di stare di fronte all’overt. Non è capace di assumersene la responsabilità. Perciò la drammatizzazione può verificarsi nuovamente.»

L. Ron Hubbard
(Conferenza 3 gennaio 1960 “Il vostro caso”)

Ho sempre trovato piuttosto semplicistico dire che uno fa blow o, ancora peggio, diventa “indipendente” perché ha gli overt.

Ci sono sicuramente altri meccanismi in azione; poi il fatto che abbiano gli overt è scontato, ma “avere gli overt” non giustifica la dipartita dalla sanità.

Quel che fa la differenza è l’incapacità di stare di fronte ai propri overt, che impedisce di prendersene responsabilità e correggersi.

E’ un meccanismo veramente infernale, perché quando una persona commette qualcosa che non vorrebbe aver commesso e che non riesce ad ammettere di aver commesso, entra in azione il bank e lì sono cavoli amari.

In questo senso, trova spiegazione qualsiasi “disturbo spirituale”, dalla defunta Maria Pia, alle performances dei due “diversamente genitori”.

Guardando la trasmissione “Verissimo”, un occhio esperto nota subito che hanno i “tratti somatici” del withhold mancato.

C’è veramente da rimanere allibiti, su come possa esistere gente che dà retta a questi personaggi, che per 30 anni non sono stati in grado di osservare la scena e trarre conclusioni proprie, e poi se ne escono seraficamente con la trovata del secolo: sono stati illuminati da internet, il cui contenuto hanno preso per attendibile e vero, al di là di qualunque necessità di verifica. Pazzesco!

C’è da rimanere ancora più allibiti, su come può essere che qualcuno dia retta a una mamma che fa la “vittima”, perché il figlio più intelligente che ha partorito, ha preso le distanze dalla sua momentanea o permanente incapacità di sana e onesta logica.

Che è riuscita a incasinare anche il rapporto con l’altro figlio, che ha una posizione mortalmente opposta al fratello più intelligente, ed avrebbe dovuto essere alleato di mammina cara; come una possa riuscirci, è veramente un mistero.

Che si è permessa l’azione oscena di tentare di turbare il signor Guido riguardo il figlio Francesco, con l’intento di rovinare anche quel rapporto genitore-figlio, su cui non dovrebbe permettersi di mettere bocca.

Qualunque persona scarsamente addestrata, può arrivare alla conclusione che, riguardo la seconda dinamica, questa mamma, qualche “marachella” a cui non è stata di fronte ce l’ha sicuramente. Nessun dubbio.

«Ora chiunque può essere una vittima. Tu. Tu. Tu. Tu puoi essere una vittima. In effetti ho fatto un bel po’ per questo soggetto. Di tanto in tanto, audisco qualcuno o addirittura mi faccio audire su qualche procedimento completamente inverso. Dovevo scoprire se ne avevamo la versione finale; in effetti, io stesso ero incapace di stare di fronte al fatto di sottoporre qualcuno completamente all’agonia dell’essere una vittima. Sapete, semplicemente audire una persona come vittima.

(…)

Semplicemente “Sii una vittima”, “Che tipo di vittima potresti essere?”, qualcosa del genere. Ho sguinzagliato un auditor contro di me e gli ho detto: “D’accordo, percorrilo. Vedremo dove andrò a finire”. Così ho ottenuto una realtà soggettiva in proposito e sto parlando da fonte attendibile. E allora? E allora? Siete stati bruciati vivi, e allora? Vi hanno fatto a fettine, tagliato a metà le unghie e fatto treccioline con i vostri denti. E allora? Chi se ne infischia? Siete stati in grado di farlo. Vi poteva succedere perché, fondamentalmente, eravate in grado di… lo stavate sperimentando ed è facile. Sperimentare qualcosa è una bazzecola. Voi siete in grado di sperimentare qualsiasi cosa.»

L. Ron Hubbard
(Conferenza 3 gennaio 1960 “Il vostro caso”)

Che esistano le ingiustizie è indubbio, come è indubbio che esistano le persone insane come Rathbun, a cui purtroppo a volte abbiamo lasciato spazio per operare.

E’ che fare la vittima, pur con tutte le ragioni che uno potrebbe avere, non porta la persona a niente altro che ad essere una vittima.

E’ veramente questo che sto tentando di trasmettere disperatamente da un anno, a parecchi di questi aspiranti “indipendenti”: non è la strada corretta, abdicare dalle proprie responsabilità riguardo la terza dinamica, facendo le vittime.

Non lo sto dicendo a beneficio della terza dinamica; quella andrà avanti come uno schiacciasassi, nessuno può fermarla, perché fondamentalmente è qualcosa di sano e giusto, pur con le cose che possono essere migliorate o che devono essere corrette.

Lo sto dicendo per la persona: LA persona è importante, ha un valore, non può buttarsi via per seguire le turbe mentali di una manciata di persone insane, Rathbun in testa.

Mi ripeto nuovamente: io sono stata una vera vittima di una persona insana, a cui ho permesso quasi di farmi fuori.

Ho pagato le conseguenze di questa cosa per parecchi anni; anni in cui ho sofferto abbastanza inconvenienti, in cui troppe volte ho dovuto sentirmi sbagliata, in cui mentalmente facevo “il sommario degli errori dei miei folder” in modo ossessivo, per trovare l’errore.

Ancora più raccapricciante, anni in cui nessuno ci capiva un emerito fico secco, di come era andata la faccenda.

Non avendo la tendenza a fare la vittima, mi sono data un sacco di responsabilità che non erano mie e non ne venivo mai fuori.

Ad un certo punto ho preteso di sistemare l’intera faccenda, non per colpevolizzare qualcuno o per avere ragione o torto, ma perché ritenevo fosse giusto che io mi riappropriassi della mia reale condizione.

Io ce l’ho fatta. Ce l’ho fatta veramente; ce l’ho fatta per questa vita e anche per il futuro.

Da parecchi anni vivo di rendita, non mi si tira giù neanche a cannonate, sono totalmente protesa verso gli altri e le mie cose strettamente personali vanno molto bene; questo è riscontrabile nell’universo fisico, non chiacchiere.

Eppure avrei potuto fare la vittima, avevo tutte le carte in regola per fare il caso motivatore e per considerarmi tristemente fallita sulla terza dinamica; potevo addirittura, prove alla mano, stabilire che era colpa degli altri.

Io credo che nella mia storia, che a raccontarla sarebbe troppo pesante per gli animi sensibili, che ha fatto la differenza nel suo epilogo di successo, è stata una forma di generosità spiccata che mi appartiene, e che mi ha permesso di comprendere sia le mie mancanze, che quelle degli altri.

In cambio ho ricevuto veramente un dono di valore infinito: una posizione privilegiata sulla scala del tono che mi permette di provare sentimenti desiderabili per le mie dinamiche.

Ancora più di valore, mi permette di avere una spietata fermezza contro il male, a beneficio del benessere delle persone di buona volontà.

Non ho scelto di fare la vittima e questo ha fatto la mia fortuna.

foglia sul palmp della manoQuindi, per concludere questa prima parte avrei una preghiera per Amodeo e Spartacus: tra un po’ verrà aperta l’Org di Padova, se potete non invalidate questo prodotto.

E’ anche un vostro prodotto e mi piacerebbe tanto che vi deste un riconoscimento.

Ci sono un’infinità di punti di vista che si possono assumere, non ci sono solo i sensi unici, che implicano una penalizzante impossibilità di inversione di marcia.

Con tutto il bene che posso.

Auditor


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Pubblicato in: Tecnicando
Pubblicato il 29 Set 2012

miss qualcosa

Siamo onorati di pubblicare questo bellissimo scritto di Ugo Ferrando del Narconon Sud Europa e di Diego Besozzi del Narconon Astore. Lo avevamo pubblicato un paio di giorni fa come commento, ma la storia è così bella e coinvolgente che riteniamo meriti di essere messa in evidenza in forma di articolo.

I ragazzi del Narconon sono un esempio straordinario di dedizione allo scopo – allineatissimo con le mete enunciate da L. Ron Hubbard – di creare una società libera dalle droghe.

Squirrel, giornalisti senza scrupoli, specialisti del gossip, produttori di menzogne non possono nulla davanti a questi fulgidi esempi di cosa può fare uno Scientologist dedicato usando la tecnologia di L. Ron Hubbard. Possono solo rodersi il fegato impotenti.

Etica e Verità


MISS “QUALCOSA”

Il padre di Anna fa sempre di testa sua. È un po' che ci sentiamo al telefono, lui mi chiede dei consigli per aiutare sua figlia io glieli do e poi lui fa tutt'altro. Lei è una giovane e bellissima ragazza, di quelle che tengono l'ombrellino per fare ombra ai motociclisti del MOTO GP, alla partenza delle gare. Insomma fa la modella ed è anche famosa in quanto ha vinto un concorso di bellezza molto prestigioso e adesso è addirittura “Miss qualcosa”, non ricordo cosa di preciso.

Il padre non si aspettava di certo che lei finisse in mezzo alla cocaina, ma in questi ambienti non è difficile partecipare a qualche festino strano, pieno di alcol e cocaina e poi prenderci l'abitudine.

Lui è molto preoccupato, non tanto per la salute della figlia, ma perché lei ha un'agenda piena di impegni lavorativi molto importanti, tipo fare la valletta alla sagra della bistecca dei politici padani o il servizio fotografico per il calendario di Ruote Veloci e non vuole perderli. Sembra che alla carriera della figlia ci tenga più il padre. Lei invece sparisce giorni interi per consumare cocaina dentro qualche motel insieme al manager del momento e quando torna a casa è sempre più dimagrita, fuori di testa ed isterica. Non capisco come alcuni genitori perdano il senso della priorità.

Quindi, lui ha continuato a chiamarmi per avere dei consigli su come avere controllo della figlia in vista di questi lavori. Io gli ho sempre spiegato che “al diavolo il lavoro, quello che conta è la vita di tua figlia” , ma niente. Ho sempre cercato di fare il mio lavoro implorandolo di farmi venire a casa per convincerla ad entrare nel nostro centro prima che le cose peggiorassero inesorabili, ma una volta c'era un imperdibile servizio fotografico per una nota azienda di bijoux di Carpi, un'altra volta qualche boiata simile, e così niente: la figlia continuava a sfondarsi di coca tra un lavoro e un altro.
A volte il programma Narconon dovrebbero farlo prima i genitori.

Solo quando lei ha raggiunto l'apice dello sballo lui finalmente capisce che nulla può contro la dipendenza della figlia e realizza che lei ha bisogno di aiuto. Ma anche qui continua a fare di testa sua. Contro ogni mia indicazione, mi chiama dicendomi che è in macchina con sua figlia che sta dormendo. Lui le ha fatto credere che andranno qualche giorno al mare ed invece vuole portarla al centro in modo che io la convinca a restare.

A me non piace per niente. Queste cose si fanno fatte bene, non con l'inganno. Perché poi si perderà un sacco di tempo a farle capire che lui l'ha ingannata a fin di bene e nello stesso tempo questo può essere usato come scusa per non restare. Come minimo, andrà su tutte le furie.

Sono qui che li aspetto, ma dopo il padre mi sente. È sera e vedo le luci di un auto nel piazzale del centro, sono arrivati. Lei si è appena svegliata, ma non sa niente. Scendono dalla macchina ed io li invito ad entrare dal portone, quello che si affaccia subito al mio ufficio. Lei è reduce da una tre giorni non-stop cocaina, vodka e altri super alcolici ed è estremamente spaesata, mentre si copre con un golfino le spalle. Indossa dei pantaloncini molto corti ed attillati con le infradito ai piedi.

È proprio una bella ragazza, anche se il suo volto è più spigoloso, accigliato e sciupato del normale.
Lui è un omone alto alto, con dei baffi spessi. Li faccio accomodare e mi presento.

Lei ha un'espressione attonita.

“Dove siamo?”

Io sorrido.

“Et voilà! Siamo in un centro di riabilitazione per le tossicodipendenze, benarrivata!”

Mi sento come quelle donne in topless appena uscite a gran sorpresa da una maxi torta di un addio al celibato. Il padre china la testa, si sente un Giuda, per di più non ha neanche i trenta danari in saccoccia.


Lei scatta come una molla dalla poltrona.

“Ma che cazzo volete...?!... Papà sei un bastardo...”

Lo sapevo. Ora sta a me sistemare la cosa tra di loro, penso.


Lei inizia ad accampare un sacco di scuse e ad inscenare un triste teatrino.

“Io non uso la coca, mi fa schifo!! Ma state scherzando...? Io non l'ho mai fatto! Mio fratello avrebbe bisogno, lui sì!! Io odio i drogati! Io non ho mai toccato niente, ma che volete...? Cosa volete insinuare...? Papà diglielo che io sono estranea a queste cose! Io sono una ragazza acqua e sapone...!”

Prima che il padre faccia un clamoroso dietro front, lo sputtano ben bene: ”Guarda che io e tuo padre ci sentiamo regolarmente al telefono da quasi un mese e so benissimo che tu stai usando cocaina, perché la tua famiglia lo sa, tu sai che loro sanno, me l'hanno detto quindi ora lo so anch'io. Vedi Anna... loro sono disperati e vogliono aiutarti, ne va della tua vita e della tua carriera.”  

So quel che faccio... Alla fine, la verità vince sempre.

 Il cerchio si stringe intorno ad Anna che manda tutti a 'fanculo’ ed esce imbestialita dall'ufficio. Forse avrei dovuto usare un approccio più soft. Invito il padre a restare seduto e la seguo fuori, tanto lui farà di testa sua di sicuro.

Cerco di farle capire che nessuno è qui per giudicarla o per dirle che lei è sbagliata e che nessuno potrà costringerla a restare contro la sua volontà, ma che intendo solo fare due chiacchiere con lei, senza impegno.

Lei è in preda ad una nevrosi: “Ci mancherebbe!! Io voglio solo mangiare da Mac Donald e poi andare a dormire perché staremo qualche giorno al mare io e Papà e poi tornerò a casa. Non voglio sentire le tue stronzate! Con tutto il rispetto, però capiscimi...! Stiamo scherzando...? Io in una comunità...? Voi siete fuori!”

“Hai ragione Anna. Anch’io a tuo padre avevo sconsigliato di fare così come ha fatto. Gli avevo proposto di venire io a casa da voi per conoscerti e darti qualche consiglio, ma sai com'è... un genitore si preoccupa e loro sono terrorizzati. D'altronde li stai facendo preoccupare. No...?”

Sto cercando di allentare la presa per farle capire che né io né i miei colleghi intendiamo costringerla a fare alcunché. Lei è meno nevrotica, ma continua come un disco rotto.

“Comunque, ora voglio solo un Mac Donald aperto e tornare a casa mia subito!”.

Mac Donald da più dipendenza di quanto immaginassi, penso. Per parlare continuo a seguirla nel grande giardino del centro perché lei non osa fermarsi: in primis perché è nevrotica e poi per non dover incrociare il suo sguardo con il mio. Finalmente riesco a calmarla, ma lei continua a negare l'evidenza mentre cammina di qua e di la. Poi si volta, torna indietro e di qua e di la e via così, senza tregua.

Cerco di farle capire che in fondo usare cocaina al giorno d'oggi è usuale e che non è certo come uccidere qualcuno o essere pedofili, giusto per farla sentire a suo agio. Gli spiego che anch'io frequento il mondo dello spettacolo e ne ho vista tanta di coca. Che in certi ambienti ormai è considerato normale e che è facile commettere qualche errore e ritrovarsi con il problema. Continuo dicendo che di qui... e di la... e di su... e di giù... sempre nel tentativo di farla sentire tranquilla. Le spiego quello che facciamo, come funziona la riabilitazione. Ma il suo sistema nervoso parla al posto suo.

“Insomma che cazzo vuoi...? Ti ho detto che io non uso cocaina!” Ed io come al solito sfoggio la mia pazienza disarmante: “Sì, ma prima tu mi hai parlato di tuo fratello,... dicevi che lui la usa e magari potrebbe essere utile per te sapere come poterlo aiutare una volta tornata a casa, sai... dopo il Mac Donald.”

“Ah ok, così sì.”

Ora ho una scusa per continuare. Parlerò a lei, per lei, intendendo che lo faccio per il fratello. Certo, è aberrato forte parlare a qualcuno facendogli credere che mi rivolgo ad altri, ma è l'unica cosa da fare, per adesso.

Quindi, torno ad interessarla dicendole che le tossine della cocaina possono rimanere nel corpo per anni anche dopo averne cessato l'uso e che la sudorazione è l'unico modo per espellerle dall'organismo. Le spiego che il desiderio irrefrenabile di assumere cocaina dipende proprio da questi metaboliti o tossine e che se suo fratello, malgrado tutto, non riesce a frenarsi è proprio per questo motivo e non perché vuole essere un drogato. Le dico anche che attraverso una disintossicazione naturale come la nostra una persona può risolvere questo avvelenamento e tornare a splendere come il sole.

Lei ora mi segue e addirittura mi fa delle domande ed entra nello specifico. Mi da anche ragione e capisce tutto, ma continua a sfuggirmi e ora guarda il pavimento, ora dritto in fondo al giardino e non sta ferma. Quindi continuo ancora e ancora.

E ancora.

E ancora.

Una volta terminato il mio discorso, finalmente lei si ferma e mi guarda fisso negli occhi. È la prima volta da quando la conosco. I due secondi successivi sembrano ore. Nel frattempo penso di aver fatto breccia perché lei mi sta guardando ed è molto più tranquilla.

“Sai se in zona c'è un Mac Donald aperto?”.

Ma checcazzo ci mettono in questi hamburger 'sti qua di Mac Donald....? La morfina...!?

Qui occorre sfondare il muro della bugia e metterla davanti a se stessa. O la va’ o...

“Ascolta Anna, capisco che non è facile e che non te l'aspettavi e che questa situazione ti sembra paranormale, ma vedi... tuo padre mi ha ben spiegato che tu sparisci per giorni interi e che quando torni sei uno straccio. Mi ha anche detto che ti ha fatto dei test di nascosto e che sei risultata positiva e che dove abiti tu lo sanno tutti che usi la cocaina. E poi, scusa... ti si legge in faccia...

Son dieci anni che faccio questo lavoro... Caspita! Ma tu vuoi essere aiutata o ti piaci così? Io non ti sto parlando per far contenti i tuoi ma sto parlando proprio a te, qui ed ora. Non sei stufa di svolazzare qua e la senza controllo come una banderuola al vento? E di far morire i tuoi di preoccupazione?”

Lei ora mi guarda negli occhi come non aveva mai fatto.
Ci siamo. Avrà fatto breccia il mio discorso?

Non del tutto direi...

“Come è che ti chiami...? ... Diego...? Vaffanculo Diego!”. Io non riesco a trattenermi e scoppio a ridere mentre lei si volta e corre nell'ufficio da suo padre in cerca di comprensione. Quando rientro lei sta inscenando uno psicodramma nel tentativo di ammorbidire il padre. È incredibile... Parla come quando aveva otto anni. Sembra una bambina veramente. È una sorta di recita che lei evidentemente fa perché con lui ha sempre funzionato.

“Papino, lo sai che ti voglio bene e anche alla mamma. Adesso farò la brava te lo giuro. Esco solo insieme a voi e non urlo più per casa. Te lo giuro papino, andiamo via ti prego. Ho famina, andiamo da Mac Donald, portami via ti prego Papino.”

Sta piangendo ma neanche una lacrima le solca il viso.

Ma è tutto così finto che anche il padre se ne accorge.

“No Anna, adesso stai qui e parli con questo ragazzo perché hai bisogno di aiuto.”

A questo punto la reazione di Anna è da esorcista, il film.
 “Bastardi, rotti in culo...! Tu e la Mamma... è colpa vostra! È tutta colpa vostra! Io mi ammazzo...!”

Le manca solo un po' di vomito verde a spruzzo e ci siamo.

“Scordatelo che resto qua! Scor-da-te-lo! Io torno a casa!! Anche a piedi, non mi interessa...! Fanculo, fanculo, fanculo...!” Lei è paonazza, gli occhi sono iniettati di un liquido magenta. Una vena le sta uscendo dalla fronte ed è così gonfia che ho paura esploda e imbratti l'ufficio.  Esce nuovamente dall'ufficio, questa volta sbattendo la porta.

Il padre d'istinto si alza forse per rincuorarla, ma lo fermo e gli dico di lasciarla andare.

Lui ora è veramente a terra. Telefona alla moglie spiegandole che le cose si mettono male e la moglie gli suggerisce di caricarla in macchina e portarla indietro. È disperato, ha gli occhi lucidi mentre si mette una mano davanti alla bocca. A me dispiace, ma la cosa era partita male dall'inizio. Se solo avesse seguito da subito i miei consigli...

Quindi parlo con l'omone coi baffi e gli spiego che lui deve fare quello che dico io e non di testa sua. Gli dico che questo può essere l'inizio di un percorso che le farà accettare di riabilitarsi. Gli spiego come dovrà comportarsi quando saranno a casa e che questo dovrà essere trasmesso agli altri familiari. Lo invito a tirarsi su che la battaglia è solo iniziata.

“D'ora in poi dovrete essere una squadra se volete aiutarla. Noi ci sentiremo al telefono e io vi darò i giusti consigli per fare in modo che scatti in lei una decisione libera e consapevole di smettere con le droghe venendo qui al Narconon. Ma lei deve fare quello che le dico. Capisco che ci tiene al lavoro di sua figlia ma a quanto pare da quando lei frequenta certe persone che ha conosciuto in questo ambiente è iniziato il tutto. Quindi è prematuro rimetterla lì nella fossa del leoni. Se il suo manager la riempie di cocaina sarebbe buono annullare qualsiasi impegno con lui e trovarne un altro normale... non trova?”

Lui è distrutto: “Si... ha ragione Diego. Farò come mi dice. Al diavolo il lavoro, per adesso.”

Sono passati 20 o 30 minuti e ci siamo quasi scordati di Anna. Ma come un’alba dorata dopo la tempesta, si spalanca la porta dell'ufficio e Anna entra mostrando una totale indifferenza per quanto successo fino ad ora, come se niente fosse.

“Qui è bellissimo, sono tutti stupendi, si sta benissimo e ho deciso che resto, scarichiamo i bagagli.”

Ora ho capito.

Si chiama pazzia.

Una volta dicevano di curarla nei manicomi.

Poi li hanno chiusi.


Segue un minuto di silenzio. Io e il padre ci osserviamo l'un l'altro e ognuno dei due aspetta che l'altro dica o faccia qualcosa. Ma entrambi temiamo di rovinare tutto o peggio di scoprire che lei si sta prendendo gioco di noi.

“Insomma avete capito? Su... Papà non stare lì impalato, non volevi che mi fermassi...? Be’, ecco qua, mi fermo. Qui è bellissimo e si sta benissimo. Ah... Diego... scusa per prima... non ce l'ho con te.”

“Lo so Anna che non ce l'hai con me, non ti preoccupare... nessun rancore da parte mia, anzi... brava che hai deciso!”

Continuo a chiedermi se sia la stessa persona di prima, una gemella identica o se si tratti di pazzia. Ha cambiato personalità quattro volte. Subito la pazza isterica, poi quella tranquilla che lei non c'entra niente, poi la bambina dolce e piangente che non lo fa più, e ora questa specie di normalità che ormai stona. Certo la cocaina ti prende il sistema nervoso e te lo strizza per bene, ma una cosa del genere non l'avevo ancora osservata. Fatto sta che il padre ha subito chiamato la moglie per avvisarla che Anna sarebbe rimasta ed entrambi sono ovviamente sollevati, questa volta gli occhi lucidi sono per commozione.

Io sto scaricando il suo trolley rosa da Miss Qualcosa ed è proprio lì nel piazzale che vedo i miei ragazzi. Si, gli altri ospiti. Noi li chiamiamo studenti perché il programma Narconon si studia.
Sono lì che mi guardano, sorridendo. Qualcuno fischietta, facendo finta di niente.

Uno di loro, quello che era uscito dal carcere da poco, giusto prima di entrare da noi, mi guarda.

“Diego tutto a posto con la ragazza?”

“Si Roberto, ha deciso che si ferma... ma... perché? Ci avete parlato voi?”

“Sai.. una parola io, una parola Alex, un'altra Tiziano, poi è arrivato Michele, poi ancora io... e a quanto pare il lavoro questa volta l'abbiamo fatto noi al posto tuo... vabbè... dai che ti faccio avere la fattura.” E ride.

Scoppio a ridere mentre mi si gonfia il cuore. Questi ragazzi sono grandi. L'hanno vista piangere nel piazzale e sono andati lì a parlarle. Le hanno spiegato i miglioramenti che stavano avendo, che il posto era bello, che nei momenti liberi ci si divertiva pure e che le conveniva restare. Uno di loro in particolare le ha detto che anche per lui era stato difficile decidere ma che ora dopo solo un mese e mezzo non tornerebbe indietro per niente al mondo. Poi Roberto le ha messo una mano sulla spalla e le ha detto di andare dal padre per tranquillizzarlo e di dire, a lui e a me, che si sarebbe fermata. Insomma le hanno dato coraggio e amicizia, senza niente in cambio. E pensare che qualche tempo prima Roberto rapinava le banche a viso scoperto, col taglierino. 

Adoro questi cambiamenti...

Forse era la prima volta dopo tanti anni che qualcuno si rivolgeva ad Anna trattandola come un essere umano e non come una bomba sexy. È proprio così. Lei ha avvertito la magia di questo posto. L'aiuto incondizionato e disinteressato. Si è trovata più a suo agio con questi sconosciuti, talvolta avanzi di galera, rispetto a molta altra gente, magari in cravatta, che diceva di fare i suoi interessi.

Ogni volta imparo qualcosa di nuovo.

L'atmosfera. L'umanità. Il condividere senza vergogna un problema con altri anche diversi da te. Questi sono gli ingredienti che hanno convinto Anna. Più di tante mie spiegazioni tecniche sulla dipendenza e sulle metodologia riabilitativa.

Lei ha visto il risultato negli occhi dei ragazzi, nella loro tranquillità e fratellanza. Meglio di mille parole e di mille specialisti. Stupendo. Far parte di un gruppo così, dico, mi da una carica incredibile. E pensare che qualche settimana prima ero proprio lì, a casa di Alex o di Tiziano, a convincerli con tanto sforzo perché anche loro inizialmente facevano le teste di nocciola, come dice il nostro direttore, con le solite frasi in bocca: 

“Smetto quando voglio.” “No, io non sono un tossico.” “Lo faccio solo ogni tanto.” “Io non c'entro niente.”

“È tutta colpa di .....”

“Sono i miei che sono pazzi.”

Ora, ad essere sincero, l'ingresso di Anna al centro aveva creato un vero e proprio sconvolgimento tra gli ospiti. Si vedevano cose mai viste prima. Studenti che facevano palestra ossessivamente, chi sfoggiava abilità sconosciute fino a quel momento e, tutto ad un tratto, era pieno di chitarristi, atleti, pittori, poeti, giocolieri, maghi e simpatici cabarettisti. Un amichevole bagarre per attirare l'attenzione di Anna la quale più tornava ad essere pulita e più era di una bellezza disarmante.

La cosa bella è che il tutto era fatto senza malizia da parte dei ragazzi. Certo, qualcuno ha preso una scuffia micidiale, ma Anna non ha lasciato spazio a fraintendimenti e presto tutto è tornato alla normalità. A dire il vero, ad Anna uno dei ragazzi piaceva, era un carrozziere di Roma. Anna era tornata se stessa, una ragazza semplice, come tante altre. 

Una volta completato il programma Anna è tornata nella sua città ed è rimasta fedele alle promesse che aveva fatto a se stessa. Ha rinunciato allo spettacolo, alle sfilate e ai concorsi di bellezza, perché lo riteneva un mondo finto e ingessato, pieno di rapporti e relazioni vuote. Oggi lavora in un bar, è fidanzata e vive le gioie e i problemi di una vita che in cuor suo ha sempre voluto.

Roberto invece, lo ricordate? Si, quel ragazzo, ex rapinatore, che aveva aiutato Anna a convincersi... Dopo il suo programma ha scelto di aiutare ed è diventato uno specialista dell'astinenza. Ha aiutato personalmente un centinaio di ragazzi a superare la prima fase del programma Narconon, quella più delicata: la crisi di astinenza. Aiutava notte e giorno, senza tregua. Stava andando molto bene, era felice e si era fidanzato con una nuova e giovane operatrice. Un giorno però vennero a prenderselo i carabinieri per via di alcuni misfatti compiuti anni prima e venuti a galla in seguito. Lui se lo aspettava perché aveva imparato che, come diceva sempre, “prima o poi il conto arriva” .  Fortunatamente il giudice ha tenuto conto del fatto che nel frattempo Roberto si era riabilitato e che come operatore aveva aiutato tanta gente. Rimase in carcere alcuni mesi e poi lo rilasciarono.

Oggi vive con Lucia, la sua ragazza ed hanno un figlio. Anche lui vive una vita normale.

Ma potete credermi, per qualcuno vivere una vita normale è una vittoria straordinaria.

“Non esiste persona viva che non possa dare vita ad un nuovo inizio” 

L. Ron Hubbard da "La via della felicità"

(Grazie ancora a Ugo e a Diego per questo bellissimo racconto) 

Etica e Verità


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Pubblicato il 28 Set 2012

titolo

(prima parte)

(di Ugo Ferrando, che l’ha vissuta e interpretata)

ugo ferrando

Introduzione

Dianetica edito da CasiniForse, non tutti sanno che il libro "Dianetics, Scienza Moderna della Salute Mentale" fu pubblicato nel 1951 dall'editore Gherardo Casini, a Roma, in una collana di psicologia. Era una traduzione straordinariamente squirrel, ma non so se fu per quel motivo che l'editore Casini fallì e tutto il suo magazzino di libri finì sui banchi dei libri a metà prezzo.

Quello che so per certo, è che noi ne trovammo una copia in una libreria a metà prezzo di corso Palestro, a Brescia, più di vent'anni dopo, nel 1972.

I fratelli Agarbathy

Noi eravamo i fratelli Agarbathy, un gruppo piratesco che seguiva la regola di quei tempi (nessuna regola), dopo aver attraversato il mare della classe media, lasciando pure, nelle sue tempeste vendicative, chi un braccio, chi una gamba, chi (come me) l’intero cervello.

I fratelli Agarbathy discendevano per via diretta dal re di Candirambia, ma ormai di quel regno favoloso era noto soltanto un vecchio indirizzo postale: c/o Betty Valantines, via B. Varisco 4, 25100 Brescia.

El Tés de PaitùIl covo attuale degli Agarbathy era sulle prealpi bresciane, in un luogo maledetto: El Tés de Paitù, località Bodér. Era lì, in un maniero irto di trappole e di gole di lupo, che loro studiavano fino a tarda notte e facevano disegni per un incerto futuro.

La musica era l’arte preferita dai fratelli, poiché sebbene ognuno eccellesse in qualche ramo artistico, umanistico o scientifico, solo la musica permetteva loro di creare, insieme, le melodie bellissime e  nostalgiche del loro glorioso passato, andato a picco. La musica era anche l’unica forma di scambio che gli Agarbathy avevano con la società intorno a loro e (molto saltuariamente) i fratelli facevano delle apparizioni musicali un po‘ qua e un po‘ la.

Incredible String Band & Scientology

Incredible String BandFu durante una di queste apparizioni musicali a Travagliato (Brescia) che vennero a sapere della Chiesa di Scientology e di Ron, tramite il gruppo scozzese degli “Incredible String Band” (i loro idoli di allora) che ne erano fedeli.

Abbacinati dal fatto che i loro idoli si fossero fatti fottere da una religione, gli Agarbathy, che tanto avevano fatto per liberarsi dalla loro, ordinarono immediatamente un paio di libri in francese e in inglese per iniziare subito un’investigazione e, non contenti, inviarono immantinente una missione a Monaco di Baviera, presso la locale chiesa di Scientology.

Un misto di curiosità, incredulità e mistero si era fatto strada nelle menti dei fratelli Agarbathy. Dovevano assolutamente sapere cos’era Scientology: “la religione che fa passare attraverso i muri”, si diceva...

Per la delicatissima missione furono scelti Alberto e Valentino, due valorosi che si erano aggregati da poco nel gruppo. Partirono all’inizio dell’estate del ’73 e rientrarono alla base nel tardo autunno con un vero bottino di guerra sottratto ai tedeschi: una chitarra, il Volume Zero (dei volumi verdi), alcuni bollettini, un orchestrale della Franciacorta con sua moglie, tedesca di Colonia.

Inoltre, portarono notizie sulla stato di Clear e le droghe, temi piuttosto caldi in quel periodo. In quei mesi di studio (MU su MU) e duro lavoro (come mimeo expeditor) avevano scoperto ciò che segue, in sintesi: ...fumare le canne andava bene, in Scientology, ma fino allo stato di Clear. Dopo aver attestato quello stato, invece, non si aveva più bisogno di droghe in quanto si era sballati naturalmente...”

Lettore che guardi incredulo questo scritto, abbi pietà per i primissimi squirrel della storia italiana di Scientology. La vera Scientology non c’era ancora, ma già l’alter-is serpeggiava come una vipera, pronta a colpire l’ignorante di turno.

Source era arrivata, prepotentemente. Il Volume Zero, i bollettini tecnici ed i due libri “Self Analisi” e “I Fondamenti del Pensiero” avevano aperto dei varchi nell’ignoranza dei fratelli, sebbene tutte quelle pubblicazioni fossero in lingua inglese, un idioma quasi sconosciuto agli Agarbathy che ne avevano soltanto vaghe reminiscenze scolastiche.

La verità, nuda e cruda, portò una crisi nel rapporto tra la gente di lassù. I fratelli si separarono. Non conoscendo la legge della terza parte, videro il loro lavoro sciogliersi come neve al sole. L’invidia e la gelosia prendere il posto dell’armonia e della comprensione. L’amicizia mutata in sospetto. L’orchestrale della Franciacorta aveva preparato una partitura di pura ostilità nascosta che gli Agarbathy stavano seguendo inconsapevoli.

Si preparava un inverno molto freddo nel maniero di Bodér, nel 1973. 

Copenhagen, Danimarca

Il 3 gennaio 1974, al culmine del gelo, acquistai un biglietto ferroviario per Copenaghen. Sarei partito il giorno successivo, di prima mattina. Mi ero stancato delle discussioni sul sesso degli angeli e su altri soggetti di lana caprina che non portavano da nessuna parte.

Avevamo ricevuto una rivista dall’Organizzazione Avanzata Europea ed avevo deciso di partire per vedere con i miei occhi cos’era Scientology, anche se il solo concetto mi faceva star bene: bene come mai mi ero sentito prima dall'ora.

La sera del 3 gennaio mi fermai a Brescia ed andai a dormire a casa di un amico. Era molto tempo che non frequentavo la città e notavo che il panorama delle droghe era profondamente cambiato.

Ora l’eroina aveva cominciato ad avere successo tra i ragazzi. Il mio amico ne aveva un discreto quantitativo e me la offrì, facendosi. Rifiutai. Con le droghe aveva chiuso, per sempre.

Ugo Ferrando (1975)Mi buttai sul letto e sognai...

Sognai il futuro, con gli occhi spalancati. Sorvolavo la Terra velocissimo, a circa 9 metri d’altezza, e me la godevo. Avevo di nuovo il potere della mia vita tra le mani, come quand’ero bambino.

Provavo una gioia immensa: avevo ritrovato l’immortalità e la contemplavo, carezzandola in volo. Nella mia infinita ignoranza, avevo una certezza: sono e sarò, per sempre.

Copenhagen sotto la neve era una città incantata, nel gennaio del ’74. La sede dell’Organizzazione Avanzata di Scientology era a soli due isolati dalla stazione centrale e ci andai subito. Lì mi diedero un altro indirizzo, quello dell’ufficio operativo di collegamento con Flag per l’Europa (FOLO EU): una villa in Cocksway 28, vicino allo stabilimento della birra Tuborg.

CopenhagenFirmai il mio contratto da un miliardo di anni e fui immediatamente accettato in quell’ambiente elettrizzante e multietnico.

A FOLO EU c’erano tre italiani: un bergamasco che aveva vissuto una vita in Australia e là aveva conosciuto Scientology; una ragazza di Milano (che parlava col birignao meneghino) e un ex fotografo di Catanzaro, trapiantato a Milano. Naturalmente, volevano aprire Scientology in Italia.

Io no. Avrei voluto godermi quell’ambiente magico per qualche secolo, ma avevo capito male: la parola d’ordine era ADESSO!

ugo e bettyAllora presi l’indirizzo a cui gli Agarbathy facevano riferimento per le emergenze terrene urgenti e presi contatto con il comunicatore: Betty Valantines.

Betty fu molto gentile ed efficiente (infatti l’avrei sposata, finita la scuola) e cominciò a organizzare una conferenza, a Brescia, con i fratelli Agarbathy rimasti fedeli alla causa: solo due!

Mr. Owen Starkey, luogotenente di LRH, tenne due conferenze: a Brescia e a Milano, verso Pasqua. Più di cinquecento persone vi parteciparono e nella settimana successiva entrarono nella Sea Org, a FOLO EU, oltre cinquanta entusiasti di Scientology.

“Molti sono chiamati, pochi sono scelti”, dice Ron. In meno di un mese gli italiani entusiasti si erano ridotti a meno di dieci: la guerra è bella, ma è scomoda, dicono gli alpini...

Comunque, gli Agarbathy erano di nuovo insieme e con prospettive ENORMI. Lì c’era la possibilità concreta di realizzare la meta del loro peregrinare artistico infinito: “Music is so much less, than what you are...”, cantavano gli Incredible e gli Agarbathy avevano già vinto.

(fine della prima parte)

(nel forum, alla voce “La storia di Scientology in Italia” troverete commenti con dettagli aggiuntivi, nomi e circostanze su questo soggetto – Etica e Verità)

Pubblicato in: Testimonianze

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